Articolo 22.4: professionisti disabili? son tutti cazzi loro!

Pubblichiamo con piacere e ringraziamo Gian Luca Solari, collega affetto da patologia invalidante, per averci contattato per portare alla luce un aspetto veramente preoccupante del nuovo regolamento Inarcassa, ecco la sua lettera di denuncia:

In vista delle prossime elezioni del Comitato Nazionale dei Delegati Inarcassa mi preme sollevare il serio problema della situazione critica in cui sono venuti a trovarsi molti professionisti disabili, che percepiscono la pensione di invalidità, a seguito dell’introduzione dell’Art. 22.4 del Regolamento Generale di Previdenza 2012.
Della questione non se ne è parlato e non se ne parla da nessuna parte.
Nell’indifferenza generale, il regolamento ha disposto che la pensione di invalidità venga sospesa qualora il reddito professionale del pensionato risulti superiore a due volte l’ammontare della pensione di invalidità erogata.

Premesso che un provvedimento così importante poteva essere comunicato personalmente e tempestivamente a ciascun pensionato disabile (l’indifferenza…), se fate una breve riflessione potete capire quanto segue:
a) intanto si giudica il livello di disabilità anche in base al reddito e si fanno i conti in tasca a persone che facilmente sono costretti ad utilizzarne buona parte per le cure mediche necessarie a permettere loro di continuare a lavorare;
b) con meno del doppio della pensione di invalidità LORDA, che nel 2013 è stata di 7.493,79 euro, un libero professionista non può campare; la pensione è solo un aiuto e serve a malapena a coprire i contributi da versare alla cassa; è ovvio che un professionista cerchi di superare quella soglia, compatibilmente con la sua capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo (condizione pere ottenere la pensione), spesso ottenendo reddito di poco superiore ma che gli fa saltare la pensione;
c) ad aumentare il “reddito” contribuiscono il contributo 4% e le spese di trasferta (rimborsi chilometrici, pedaggi autostradali, pernottamenti e pasti) che DEVONO essere inserite in fattura, a meno di diversi accordi con i committenti, e che il professionista “scarica” solo in minima parte.

Il professionista è costretto quindi a scegliere se continuare a maturare un reddito “sopra soglia”, ma pur sempre basso, considerata la capacità lavorativa sensibilmente ridotta, e senza un (piccolo) fisso mensile su cui poter contare, oppure autolimitarsi l’attività lavorativa per avere sì la pensione, ma vivere con quattro spiccioli.
L’alternativa migliore, laddove possibile, secondo me è lasciare la libera professione!
Concludendo, i disabili che denunciano reddito superiore al doppio di una pensione assolutamente inadeguata, agli occhi della cassa sono dei falsi invalidi.
Con questa vigliaccata la cassa ha trovato il modo per erogare meno pensioni di invalidità possibile e levarsi di torno gli “handicappati” (che però versano i contributi…).
L’articolo 22.4 va eliminato o per lo meno rivisto prevedendo una soglia di reddito più alta, e/o una pensione più equa, e/o un esame caso per caso della situazione di ogni pensionato.”