Il DDL Lavoro Autonomo, dopo la domanda di Minarelli all’On. Di Maio a Matrix?

La domanda era ben posta, credo, la risposta, altrettanto ben calibrata, è stata diplomatica e propositiva, ma dopo un gran parlare in  trasmissioni televisive e radiofoniche, dopo approfondimenti ed articoli di giornale, che fine a fatto il Disegno di Legge sul Lavoro Autonomo?

Bisogna precisare che stiamo parlando non di un testo di legge che deve essere approvato o meno per entrare in vigore, bensì di una proposta che dovrà diventare prima testo di legge da sottoporre ai dovuti emendamenti e discussioni nelle aule parlamentari ed infine, una volta approvati questi ultimi,  legge vera e propria.

Senza fare ironia gratuita sulle lungaggini dell’apparato legislativo italiano, il percorso che porta un “Disegno di Legge”, a diventare Legge della Repubblica, è lungo e difficile, fatto di commissioni, analisi, audizioni, discussioni, rinvii, tanto che non è raro che molte proposte si perdano nei meandri dell’iter istituzionale.

Pertanto bisogna porre l’attenzione sullo stato dell’iter legislativo del DDL e delle discussioni che ne sono scaturite in sede istituzionale.

Il Disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica dal titolo “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” è stato presentato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali (Poletti), è entrato nell’iter di formazione della Legge come Atto del Sento n. 2233 in esame alla Commissione Permanente Lavoro e Previdenza Sociale del Senato dal 8 febbraio 2016.

Dopo un primo mese di silenzio, la Commissione Lavoro del Senato presieduta dal Sen. Sacconi ha proceduto a collegare il DDL di Poletti con un altro DDL a firma dello stesso Sacconi “Adattamento negoziale delle modalità di lavoro agile nella quarta rivoluzione industriale” ( Atto del Senato n. 2229), che va a disciplinare il lavoro sia autonomo che subordinato in modalità agile e quindi si ricollega al CAPO II del A.S.2233.

Vorremmo subito porre l’attenzione sulla volontà di unificare in un unico atto normativo una parte del lavoro subordinato definito agile con il lavoro autonomo che per sua natura è già agile ed autonomamente organizzato. Ora è difficile giudicare se questa manovra provenga da una strategia per spostare l’attenzione nuovamente sul lavoro subordinato svolto in modalità non convenzionali condividendo, all’interno di questo iter legislativo, il ruolo di protagonista con il mondo del lavoro autonomo  o sia stata una scorciatoia per dare una sede ad una proposta già formata e definita. Fatto sta che mentre la parte relativa al lavoro autonomo appare come una bozza di statuto lacunosa e non omogenea (gli artt. 1-12), quella relativa al lavoro agile (artt. 13-20, ed il DDL 2229 intero) appare ben strutturata e volta a normare un determinato settore lavorativo. La diversità coinvolge anche la copertura finanziaria (art. 21) che riguarda per la quasi totalità la parte di lavoro autonomo e per un solo articolo il lavoro agile. Tale disomogeneità rende auspicabile lo stralcio della parte inerente il lavoro agile da una legge sul lavoro autonomo, come richiesto già da varie associazioni.

Proseguendo, dal 1 marzo al 16 marzo la Commissione si è riunita  sette volte, in ben due sedute giornaliere, per acquisire pareri di altre commissioni parlamentari e svolgere le audizioni delle associazioni di categoria.

E’ interessante notare quanto delicata sia la posizione delle future leggi italiane, visto che dopo valutazioni tecnico-amministrative in sede di scrittura e parere della commissione Bilancio, dopo essere stato annunciato dibattuto e divulgato tra i media, il DDL 2233 rischiava di naufragare prima ancora di iniziare il suo viaggio per il mancato rispetto dei termini di presentazione come collegato alla Legge di Stabilità 2016. Salvato dal presidente del Senato è poi passato di nuovo al vaglio della commissione Bilancio in quanto il testo si espone a rischi sulla copertura finanziaria riguardante gli articoli relativi alle tutele. A tal proposito il viceministro Morando si è riservato di fornire le relative risposte e specificazioni.

Fino al 17 marzo 2016 sono state acquisite le memorie di organizzazioni sindacali: CISL, UIL, UGL, CONFSAL;

di associazioni industriali: Confindustria, Rete imprese italia, Ania, ABI;

di associazioni di tipo professionale: Colap, Acta, Alta Partecipazione, CUP, ADEPP, Confprofessioni; Fondazione Inarcassa;

Ogni associazione ha espresso dubbi e proposte di modifica,  a volte anche in contrasto l’una con l’altra, su aspetti di merito e di principio relativi all’articolato del DDL.

 

Fondazione Inarcassa, in nostra rappresentanza, in quanto ente di tutela, sviluppo e sostegno di ingegneri ed architetti liberi professionisti, ha posto l’accento :

  • Necessità di avere un albo nazionale dei lavoratori autonomi a tutela di comportamenti di concorrenza sleale in situazioni di evasione contributiva e fiscale;
  • Obbligo della forma scritta per il contratto, a pena di nullità;
  • Previsione nei contratti di clausole abusive, riguardanti: compensi eccessivamente bassi per la prestazione professionale; facoltà del committente di recedere dal contratto senza la remunerazione del compenso relativo ad attività già svolte o avviate;
  • Previsione della deducibilità nella misura del 100% delle spese inerenti la mobilità virtuale e fisica nell’ambito dello svolgimento delle prestazioni professionali;
  • Applicazione del rito del lavoro alle controversie relative ai rapporti di lavoro autonomo. Attraverso il quale procedimento, previsto nel codice di procedura civile (art. 409 e socc.), si agevola la conciliazione tra le parti con mediazione dell’Ispettorato provinciale del lavoro.

 

E’ possibile stilare una classifica dei temi più trattati: la totalità degli intervenuti si è focalizzata sull’applicazione del rito del lavoro per la definizione delle controversie, presente in una versione precedente del testo e sull’estensione della deducibilità delle spese per trasporti, vitto e alloggio accessorie alle spese per la formazione continua e l’aggiornamento professionale, secondo varie soglie ed aliquote.

A seguire, un altro punto molto sentito, riguarda l’estensione delle tutele relative alla malattia, ossia l’equiparazione della degenza ospedaliera alle cure domiciliari per le malattie oncologiche,  a tutte le malattie che portano ad un inabilità temporanea. Ed ancora, molte rappresentanze propongono un abbassamento delle aliquote di contribuzione di INPS-GS e l’estensione del vincolo dei termini dei pagamenti alla Pubblica Amministrazione.

 Particolari interesse rivestono quelle proposte che mirano ad una riorganizzazione complessiva del welfare e del sistema previdenziale nonché quelle volte allo sviluppo professionale.

Per quanto riguarda il welfare:

  • Ridefinizione delle indennità di malattia e con riferimento agli eventi più gravi e ostativi dell’attività lavorativa, su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito, usando come parametro il reddito percepito prima della malattia;
  • Apertura al sistema bilaterale, cioè a quegli enti che operano sul territorio offrendo servizi di welfare integrato e prestazioni di tipo mutualistico,  costituiti dalle stesse parti sociali interessate dalle prestazioni offerte, così come già avviene nel lavoro subordinato;
  • Trasformazione dei congedi parentali, che, a detta di alcuni, poco si adattano a molte situazioni del lavoro autonomo, in corrispettivi economici per babysitteraggio, rette per gli asili d’infanzia e similari;
  • Diritto delle prestazioni di maternità anche ai padri;
  • Favorire un welfare integrato attraverso prestazioni mutualistiche, cioè favorendo l’associazionismo per specifici fini assistenziali;

Da notare che in alcuni casi vengono criticate le norme per cui si prevede una sospensione del contratto di lavoro in caso di malattia o gravidanza o per congedi parentali, in quanto non rispondenti a reali esigenze del professionista o lavoratore autonomo che avrebbe invece interesse a continuare a lavorare magari aiutato nella professione da altre forme di sostegno.

 

Per quanto riguarda la previdenza:

  • Riorganizzazione del sistema contributivo inserendo una previdenza di primo pilastro, cioè una pensione di base uguale per tutti, ed una integrativa di secondo pilastro;
  • Riorganizzazione di INPS -GS sia per categorie che per aliquote;
  • valorizzazione dei rendimenti dei patrimoni pensionistici;
  • Revisione della fiscalità generale sulla tassazione dei patrimoni previdenziali per ridistribuirli su welfare,  o incentivazione della professione;

 

Per quanto riguarda lo sviluppo professionale:

  • Interventi sulla tassazione con revisione del sistema Irap, e degli anticipi Irpef ed INPS;
  • Favorire l’integrazione e la normazione delle Società tra Professionisti;
  • Trasformazione di studi di settore e redditometri in strumenti indicativi e non probanti e sospensione degli stessi in caso di malattia o inabilità;

 Dalla lettura degli interventi emerge la volontà di una base normativa che definisca il Lavoro Autonomo in maniera strutturale con opportuni e chiari riferimenti con le opportune e necessarie modifiche a Codice degli appalti e Codice Civile, a norme vigenti sulla concorrenza ed esercizio della professione, nonché alla normativa previdenziale e  assistenziale.

 Quella sera nella trasmissione Matrix, tutti abbiamo colto un’opportunità: noi come associazione, quella di far sentire le nostre idee nelle sedi istituzionali, Di Maio come esponente di partito, quella di aprirsi ai diretti interessati della legge. Il governo ha posto un primo paletto, ora credo spetti a noi tutti professionisti dare corpo a questo statuto permettendo di inquadrare il nostro lavoro all’interno dei limiti sociali di decoro e rispettabilità e prevedendo tutele adeguate fondate su principi uguali per tutte le categorie di lavoratori.

Anche noi di Inarcassa Insotenibile, come movimento, proveremo a farci portatori di proposte di modifica al DDL 2233 raccogliendo le vostre istanze ed opinioni da riferire in Commissione Lavoro.

L’iter parlamentare del DDL 2233 si può seguire qui: Link iter parlamentare DDL