MAGAZINE DF: Inarcassa, pensioni e Groupon: architetti e ingegneri in crisi

Qualche giorno fa, mi sono ritrovata con degli amici architetti e ingegneri. Parlando del più e del meno, il discorso è caduto su un argomento caldo: le pensioni. E tra una chiacchiera e l’altra mi sono resa conto che quel mito dell’architetto e dell’ingegnere benestante non corrisponde più alla realtà. E che anche loro se la passano abbastanza male, come tutti.

Il periodo non è certo idilliaco, oramai da anni.
Quando i soldi non girano più, per via della crisi, il primo settore che si ferma è quello dell’edilizia. E’ stato così per la Spagna ed è così per l’Italia.
Per tutti nel mondo dell’edilizia le cose non vanno bene: imprese edili, architetti e ingegneri, muratori e imbianchini.
E quando il lavoro scarseggia si innesca purtroppo il solito e vecchio meccanismo dei clienti che chiedono una dilazione e nel migliore dei casi pagano in ritardo e nel peggiore non pagano proprio. I clienti non paganti sono una piaga. Lo sappiamo.

Poi aggiungici anche che non esiste nessun riferimento tariffario a tutela del lavoro professionale, per cui la lotta si fa all’ultimo sangue più di prima (con storie, come quella che ti racconterò più avanti, che fanno veramente cadere le braccia per terra).
Per non parlare dei classici problemi in cui incorrono quei professionisti che lavorano con i lavori pubblici; che se un tempo lavorare nel pubblico era una manna dal cielo, adesso con i fondi bloccati molto spesso si resta senza soldi per diverso tempo. E ai professionisti del campo edile non resta che barcamenarsi in questi problemi. E molti stentano a sopravvivere.

Stiamo parlando dei circa 150.000 architetti e 220.000 ingegneri iscritti all’albo, mica di quattro gatti, eh!
Durante quella cena, ma anche in altre occasioni ho capito che il malcontento era abbastanza diffuso. Ho fatto un po’ di ricerche ho scoperto che loro cassa previdenziale, la Inarcassa, nel 2013 ha aumentato non di poco il contributo annuale.
Ciò significa che molti, soprattutto i più giovani (categoria a cui appartengono molti dei miei amici), che stanno producendo con difficoltà reddito, si trovano costretti a chiudere bottega e fare ciao ciao con la manina alla libera professione e quindi alla partita iva, che se è agevolata per certi versi, per quanto riguarda il contributo previdenziale, di agevolato non ha proprio nulla. Anzi.

Un respiro di sollievo lo possono però tirare tutti quegli ingegneri e architetti con redditi inferiori a 15.690 euro che permette di non versare il contributo soggettivo minimo e pagare, a dicembre 2015, il 14,5% del solo reddito effettivamente prodotto. Secondo un comunicato del mese scorso di INARCASSA è possibile derogare nell’arco dello svolgimento della professione il versamento del contributo minimo per un periodo non superiore a 5 anni (anche non continuativi). I pensionati e i giovani professionisti, che già oggi versano importi ridotti sono esclusi da questa deroga.

Il primo gennaio 2013 è entrata in vigore la nuova Riforma Previdenziale per Architetti e Ingegneri, che ha fatto passare il sistema pensionistico da retributivo a contributivo. Inoltre non esiste più la pensione di vecchiaia ma la pensione di vecchiaia unificata: si va in pensione a 65 anni d’età, con 30 anni di contributi.
Il pratica il contribuente adesso è tenuto a versare un contributo soggettivo obbligatorio: questo si calcola applicando una sola aliquota fino a concorrenza del massimale contributivo. Nello specifico l’aliquota ordinaria è aumentata dal 13,5% al 14,5%, con un contributo minimo che è passato da € 1.645,00 a € 2.250,00. Vale a dire che l’aumento è stato del 36,8%. Non si tratta certo di bruscolini, eh!

Inoltre tutti gli tutti gli iscritti all’Albo degli Ingegneri o all’Albo degli Architetti devono versare un contributo integrativo che a conti fatti è aumentato del 76% (375,00 a € 660,00 euro), applicando una maggiorazione percentuale del 4% su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d’affari professionale ai fini dell’IVA, versando ad alla cassa previdenziale l’ammontare indipendentemente dall’effettivo pagamento da parte del debitore.

Che vuol dire in parole povere tutto ciò?
Lo stato dell’arte è semplice e terribile allo stesso tempo.
Mettiamo che un giovane architetto o un ingegnere decida di buttarsi nella libera professione o semplicemente che per lavorare come associato in uno studio debba aprire la partita IVA, qualunque reddito produca dovrà versare la bellezza di 2.910,00 euro all’anno, che equivalgono a 242,50 euro al mese.

Beh, cari amici ingegneri e architetti, non è che gli altri contribuenti se la passino meglio, eh! Io, per esempio ogni 3 mesi devo pagare 800 euro euro all’Inps, indipendentemente da quanto riesca produrre. Lo faccio a denti stretti, perché penso (spero) che quel gruzzoletto che faticosamente mi tolgo dal conto servirà a sostentermi durante la vecchiaia. Poi penso che probabilmente mai riuscirò a vedere la pensione e mi sale un groppo in gola… Ma quella è un’altra storia! E il detto mal comune mezzo gaudio mi ha sempre fatto innervorsire.

Ma ritorniamo ai contributi degli architetti e ingegneri e alle loro future pensioni.
Prima, con il sistema retributivo tutti gli iscritti che versavano il minimo, se avevano un reddito inferiore a 15000 euro (soglia che copre il contributo minimo), con una soglia di 6.000 euro avrebbero preso una pensione annua di circa 10500 euro.

Con il sistema contributivo, invece, vale la media reddituale degli ultimi 20 anni: pertanto se il contribuente versa solo il minimo pari a circa 3.000 euro, la pensione verrà calcolata sugli effettivi redditi dichiarati; cioè se dichiara 1000 euro, la sua pensione sarà rapportata a 1000 euro. Questo significa che con la riforma Fornero non c’è più un minimo pensionabile, al raggiungimento dei 66 anni, con 36 anni di anzianità.

Stiamo parlando del 34% del reddito, con un abbattimento di oltre il 60% delle retribuzioni prima della riforma. Il quadro della situazione pessima che aspetta più o meno tutti i professionisti iscritti all’albo degli architetti e degli ingegneri e che svolgono la libera professione lo fa Eleonora Carrano, giovane architetto in un post pubblicato sul Il Fatto quotidiano.

C’era da aspetterselo che il malcontento sarebbe venuto a galla. E così è stato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso vede protagonisti Groupon, Paola Muratorio (attuale presidente di Inarcassa) e il Gruppo Green Power spa. Quest’ultimo ha venduto coupon per ottenere certificazioni energetiche tra i 30 e i 70 euro.


La protesta parte da Pescara e si propaga velocemente attraverso la potenza dei social, che fa da cassa di risonanza nel web e raccoglie lo sdegno e la preoccupazione per un problema abbastanza serio e caldo: la svendita delle prestazioni professionali che vanno ad aggravare la situazione disastrosa in cui versano i professionisti da quando il mercato immobiliare si è cristallizzato.

Le polemiche si sono concentrate sull’attuale presidente del Inarcassa, perché fa parte del consiglio di amministrazione del gruppo che ha concepito questa offerta, sì vantaggiosissima per i destinatari, ma che distrugge il mercato del lavoro.

L’architetto D’Angelo è l’ideatore della petizione online in cui si chiede che Paola Muratorio dia le sue dimissioni immediate e irrevocabili e che si fa portavoce di tutti quegli architetti e ingegneri che in una congiuntura ecoomica così delicata per la sopravvivenza dalla professione, gravati dagli aumenti previdenziali di cui sopra, si trovano a dover far fronte ad una concorrenza tanto sleale.

La vita è dura per tutti, ultimamente. Io mi chiedo perché non è possibile concepire un sistema contributivo che aiuti veramente i giovani. Se è vero che abbiamo delle agevolazioni fiscali, è vero anche che ciò che ogni mese dobbiamo versare come contributi per una pensione che forse mai vedremo è forse esagerato. E fa un po’ rabbia.

 

http://magazine.darioflaccovio.it/2014/05/20/inarcassa-pensioni-e-groupon-architetti-e-ingegneri-in-crisi/