NON E’ UNO STATUTO PER LAVORATORI AUTONOMI

A pochi giorni dall’approvazione in via definitiva al Senato del DDL sul Lavoro Autonomo è necessario fare un po’ di chiarezza e tirare le somme su questo provvedimento dall’iter lungo e dal risultato, a nostro parere, parziale e incompleto.

 

Il disegno di legge infatti è indirizzato soprattutto ai lavoratori autonomi a gestione separata INPS e meno ai liberi professionisti ordinisti. In cifre 220.000 lavoratori autonomi contro i circa 1.500.000 liberi professionisti (stime ADEPP): Avvocati, Architetti, Ingegneri, Commercialisti, Medici, Giornalisti, Farmacisti restano nella maggior parte dei casi esclusi dai provvedimenti presi attraverso il disegno di legge, soprattutto dagli articoli riguardanti il welfare.

 

In parte il motivo è nella gestione previdenziale di questi professionisti, che afferendo a Casse di previdenza privatizzate dal 1995, rimango per legge estranei a provvedimenti nazionali in termini di assistenza e welfare, avendo ogni cassa autonomia nel regolare tali materie.
In parte perché il jobs act del lavoro autonomo non è riuscito a centrare e concludere iter importanti come quello sull’idoneità dei compensi, sulla certezza dei pagamenti, sull’accesso al rito abbreviato per le controversie in materia di lavoro.

 

Si tratta di fondamentali temi che rimasti solo nelle intenzioni iniziali hanno reso monco lo Statuto.

Andiamo a fare una analisi puntuale sui provvedimenti che riguarderanno tutti i lavoratori autonomi, quindi anche i liberi professionisti:

 

  • Spese per alberghi e ristoranti. (Esclusi i regimi forfettari)
    • I limiti di deducibilità di spese per alberghi e ristoranti (75% e per un importo non superiore al 2% del fatturato) non si applicano per quelle sostenute per incarico e addebitate analiticamente al committente (art.8 prima parte) (esclusi i regimi forfettari)
  • Spese per formazione e partecipazione a convegni.
    • Deducibili al 100% spese per convegni e formazione compreso viaggio e soggiorno entro i 10.000 euro
    • Deducibile al 100% spese per certificazione competenze, orientamento, auto-imprenditorialità, entro i 5.000 euro
    • Deducibili al 100% gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento fornita da forme di assicurazione o di solidarietà

 

  • Creazioni di sportelli dedicati al lavoro autonomo nei centri per l’impiego, anche con convenzioni non onerose con ordini e associazioni. (Manca a tal fine qualsiasi accenno alla copertura finanziaria).
    • Lo sportello accoglie domande e offerte lavoro, da informazioni sull’avvio attività autonome, accesso a commesse ed appalti pubblici, informazioni su crediti e agevolazioni pubbliche.
    • Accesso ai bandi europei per le prestazioni di servizi ai soggetti che svolgono attività professionale attraverso la costituzione di reti di professionisti o di partecipazioni a reti di impresa
  • Provvedimenti di censura delle clausole abusive nei contratti, con diritto al risarcimento da parte del lavoratore. Sono abusive:
    • Modifiche unilaterali delle condizioni di contratto
    • Recessione di contratti che prevedono prestazioni continuative senza congruo preavviso
    • Deroghe ai tempi di pagamento superiori ai 60 giorni
    • Rifiuto del committente di stipulare contratto in forma scritta

E questo è tutto per quel che riguarda i liberi professionisti.
Tutto il comparto welfare che introduce provvedimenti sulla maternità, congedi parentali e malattia si rivolge esclusivamente, come detto, ai lavoratori autonomi a Gestione separata Inps.

Quindi, se da una parte è positivo aver riconosciuto attraverso uno statuto la necessità di normare e legittimare l’esistenza di una categoria di lavoratori, dall’altra lo Statuto sancisce nuovamente la differenza tra lavoratore e lavoratore, risultando alla fine un NON-STATUTO che divide e non unisce, che di diritti universali non riesce a parlare, e che lascia fuori dal suo intervento temi importanti capaci di dare una struttura normativa più solida alla professione.

Ci chiediamo quando ci si renderà conto fino in fondo che l’assistenza dei liberi professionisti è tutta nelle mani della previdenza privatizzata e che questa deve fare conto solo sui contributi dei propri iscritti per fornire prestazioni di cui qualsiasi altro lavoratore usufruisce anche grazie alla fiscalità generale. Ci si chiede quando quindi la tassazione sui rendimenti dei patrimoni previdenziale smetterà di essere equiparata ai rendimenti generici e si smetterà di tassare i contributi dei professionisti due volte, uno in fase di erogazione del trattamento pensionistico e uno in fase di rendimento dei contributi, intaccando, così facendo, la disponibilità di risorse degli enti previdenziali da poter impiegare proprio sui comparti assistenza e previdenza.
Ci chiediamo quando si interverrà per una più equa progressività fiscale, distinguendo tra economia professionale e economia d’impresa. Ci si chiede quando si interverrà per mettere un freno alla competizione selvaggia che in questo momento caratterizza il mercato e che ha portato il professionista a veder svilita la propria professionalità e il committente ad essere spesso in balia di prestazioni che non garantiscono la qualità minima.
Ci chiediamo quando si metterà mano agli Ordini Professionali e ai Consigli Nazionali, che da tempo hanno ridotto il loro campo di competenza alla semplici formazione ed erogazione crediti, che assomiglia tanto ad una raccolta punti obbligatoria spesso onerosa.
Ci si dimentica che gli Ordini sono nati per garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti; di tutelare la professionalità della categoria anche attraverso gli atti di profilo amministrativo come il visto di congruità su fatture rilasciate dal professionista ai clienti, funzione ormai in via di estinzione a causa della scomparsa dei minimi di riferimento o  la tutela delle funzioni proprie della professione, attraverso la segnalazione di abusi alla magistratura, ai sensi dell’art. 348 c.p., funzione quest’ultima eliminata dalle competenze degli ordini e passata ai consigli di disciplina nominati direttamente dal tribunale.

Ci chiediamo quando verranno definite le regole a normare i rapporti tra il datore di lavoro ed il lavoratore che non consentano più di mascherare la natura di lavoro subordinato scaricando tutta la fiscalità sul lavoratore.
Ci chiediamo se sia possibile pensare una forma di sostegno al reddito nelle fasi di assenza di lavoro rivolta universalmente a tutti.

Questi sono i temi che potrebbero caratterizzare un vero STATUTO DEI LAVORATORI AUTONOMI, e che INarcassa INsostenibile si farà carico di promuovere.