UNA INTERVISTA AL GIORNO TOGLIE IL (DIS)ORDINE DI TORNO! PARTE III

 


E, PER FINIRE OGGI LE RISPOSTE DELLA LISTA DI ELEONORA CARRANO:


#ORDINELIBERO

  1. A cosa serve l’Ordine?

E’ un’istituzione anacronistica, obsoleta, che appartiene ad un altro tempo, (Legge 24 giugno 1923 n.1395) è la rappresentazione plastica dell’incapacità di politica e istituzioni di smontare lobby e spezzare patti corporativi . E’ paradossale che dopo la rivoluzione digitale possa ancora esistere un tale apparato oneroso per i professionisti, che dopo il DPR 137/2012 è tenuto a tenere esclusivamente l’albo e organizzare la formazione continua: funzioni che potrebbero essere facilmente riorganizzate abolendo di fatto gli Ordini. Oggi risulta essere un’istituzione talmente svuotata di senso, che per dargli un senso, i Consigli degli Ordini provinciali come quello degli Architetti di Roma, negli anni, l’hanno riempita di funzioni che esulano dalle disposizioni, triplicandone le spese e aumentando le quote degli iscritti fino alla folle cifra di 200 euro, che permette ai Consiglieri di gestire ben 4,5 milioni di euro l’anno. Per giustificare una quota annuale così elevata, negli anni, si è alimentato strumentalmente un malinteso senso delle istituzioni. L’Ordine infatti, non è un sindacato né un’agenzia interinale, eppure da almeno un decennio, i Consigli che si sono succeduti , hanno fatto credere agli iscritti di avere un potere di rappresentanza che non possiede . A cosa serve quindi l’Ordine ? Partiamo da un principio di realtà: se non ci si può liberare degli Ordini (i governi non ci pensano lontanamente ad abolirli: pare siano un male necessario) con il voto, e scegliendo il programma che lo prevede, ci si può liberare di chi l’Ordine di Roma lo ha occupato per anni gestendo denaro degli iscritti, in modo disinvolto, creando società partecipate, canali televisivi, case editrici, associazioni ludiche e squadre di calcio, fondazioni private, organizzazione di mostre e eventi (spesso irrilevanti) funzionali alla visibilità di pochi architetti. L’elenco è lungo. L’Ordine deve recuperare decoro e dignità ritornando alle funzioni originarie, che gli sono proprie.

  1. Come pensate che l’Ordine possa essere utile ai professionisti visto che formalmente non ha compiti di rappresentanza?

L’Ordine può svolgere tre funzioni significative delle quali potranno beneficiare sia i professionisti che i cittadini:

  • riducendo le discrezionalità interpretative e i tempi burocratici delle pratiche urbanistiche ed edilizie e rilanciando la funzione dell’Ordine e degli architetti sul territorio a servizio dei cittadini. In quale modo? l’Ordine provinciale oggi potrebbe svolgere un ruolo per i cittadini e i professionisti grazie all’applicazione dell’art.5 della recente legge “TUTELA DEL LAVORO AUTONOMO” (L. 81/2017 ) che modifica e integra il Testo Unico per l’edilizia (DPR 380/2001) al fine di ridurre le discrezionalità interpretative e i tempi burocratici delle pratiche urbanistiche ed edilizie, rilanciando la funzione dell’Ordine degli architetti sul territorio a servizio dei cittadini. La nuova legge infatti, richiama il principio di sussidiarietà regolato dall’articolo 118 della Costituzione italiana e prevede che “Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà” . L’applicazione di questa legge è al punto 2 del programma di “Ordine Libero” infatti, l’adesione dell’Ordine alla rete ordinistica provinciale prevista dalla nuova legge per la costituzione di osservatori sugli sportelli unici per l’edilizia, avrà la finalità di supportare le amministrazioni per condividere l’interpretazione delle leggi e dei regolamenti che regolano la gestione del territorio. E’ interesse degli architetti, sia liberi professionisti che dipendenti pubblici, che l’Ordine si impegni nella formazione delle “buone pratiche amministrative” e aderisca ai SUE (Sportello Unico Edilizio) già previsti dal DPR 380/2001 per attuare e disciplinare il principio della sussidiarietà tra enti.
  • Avviando uno sportello per l’Architettura che promuova presso le stazioni appaltanti private e pubbliche di Roma e Provincia, il concorso e la gara di progettazione come strumenti insostituibili per garantire standard di qualità e di sostenibilità per la trasformazione del nostro territorio; controllando la correttezza e la trasparenza delle procedure di affidamento degli incarichi Inoltre, nell’ottica di migliorare la qualità dei servizi della Pubblica Amministrazione, lavorando per ampliare la partecipazione degli architetti nelle strutture tecniche degli enti pubblici, sia in qualità di dipendenti che di incaricati o consulenti. Queste iniziative, assieme alla definizione delle competenze professionali che mirano a restituire l’esclusività della progettazione alla figura dell’architetto e al ripristino dei minimi tariffari, rientrano nello statuto dell’Ordine per quanto concerne la tutela e il decoro della dignità professionale.
  • Aprendo gli spazi dell’Ordine alla città e alla cittadinanza con iniziative improntate alla promozione della pratica architettonica come fatto culturale, sociale e politico che possano rilanciare l’immagine di un architetto vicino e dialogante alla cittadinanza che, come è noto, in questa fase storica gli preferisce ad altre figure L’impegno della promozione dell’architettura in realtà un impegno che l’Ordine aveva assunto a suo tempo con il Comune di Roma in sede di convenzione per la Casa dell’Architettura , ma che in questi anni ha disatteso: per troppo tempo infatti, la Casa dell’Architettura è stata utilizzata come casa per “l’architetto”
  1. Il tema dell’equo compenso, come parziale recupero di un riconoscimento professionale dell’architetto, è stato centrale nelle rivendicazioni dei liberi professionisti degli ultimi mesi. La Comunità Europea, attraverso la “Riforma e modernizzazione delle regole professionali specifiche, nella prospettiva della politica della concorrenza”, auspica invece l’abolizione dei prezzi fissi e l’attuazione di nuove misure di garanzia della qualità delle prestazioni professionali . Ritenete l’introduzione dell’equo compenso una battaglia ancora attuale e quali dovrebbero essere le ulteriori misure da introdurre a garanzia della qualità delle prestazioni professionali?

Negli ultimi mesi è stata fatta una campagna demagogica che ha illuso gli iscritti circa la possibilità di tornare ai minimi tariffari e forse anche agli “anni d’oro” della professione; è appunto illusorio. Come è noto, la crisi della nostra professione ha caratteri strutturali legati alla rivoluzione del mercato mondiale dei servizi, processo ineluttabile che nessuna politica da “riserva indiana” potrà modificare. L’Ordine ha invece la possibilità concreta di agire sulla questione del giusto compenso utilizzando il ruolo di magistratura che gli è dato dall’applicazione del Codice Deontologico (attuativo dal 01.09.2017) . La rinuncia, totale o parziale del compenso o la richiesta di compensi palesemente sottostimati rispetto all’attività svolta sono indicati nel C.D. come comportamento anticoncorrenziale e grave infrazione deontologica (art. 18 comma 2) nonché pratica anticoncorrenziale scorretta e distorsiva dei normali equilibri di mercato e grave infrazione disciplinare (Art. 24 comma 6). Tuttavia non esistono dei parametri che rendano di fatto applicabile qualsiasi sanzione; in tal senso il CNA dovrebbe apportare un’integrazione del Nuovo Codice Deontologico redigendo una tabella degli effort/compensi minimi al di sotto dei quali è costituito illecito deontologico ai sensi degli artt. 18 e 24; senza una tabella di riferimento questi articoli sono inapplicabili. Tale dispositivo costituirebbe un’arma formidabile nella contrattazione con la committenza senza la necessità di affidarsi a improbabili passaggi parlamentari, essendo peraltro assolutamente coerente con il ruolo di magistratura propria degli Ordini Professionali.

  1. Quali sono al di là dei proclami da campagna elettorale gli strumenti pratici che intendete promuovere per un rilancio strutturale della professione capaci di incidere su una platea ampia come quella di Roma

Premesso che i proclami elettorali non ci appartengono, (non promettiamo kinder-garden (sic!) né feste danzanti presso la Casa dell’Architettura (!) ) Ci sono due fronti sui quali l’Ordine può agire senza uscire dall’ambito delle proprie   Disposizioni . Come già precedentemente detto nella risposta n.2 (al quale si rimanda per approfondimenti) la vera novità è rappresentata L’art. 5 della recente legge 81/2017 “TUTELA DEL LAVORO AUTONOMO”, che modifica e integra il Testo Unico per l’edilizia (DPR 380/2001), richiamando il principio di sussidiarietà regolato dall’articolo 118 della Costituzione Italiana e prevede che “Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà”. L’adesione dell’Ordine alla rete ordinistica provinciale prevista dalla nuova legge per la costituzione di osservatori sugli sportelli unici per l’edilizia, avrà la finalità di supportare le amministrazioni per condividere l’interpretazione delle leggi e dei regolamenti che regolano la gestione del territorio.

La Formazione Obbligatoria è l’altra grande opportunità e scommessa e non va considerata (né organizzata) come una vessazione alla quale piegarsi, con corsi tenuti da oratori improvvisati senza alcuna esperienza docente, come si è spesso verificato in questo primo triennio. L’Ordine dovrà organizzare una formazione di alto livello, gratuita, che riporti la professione a condizioni di eccellenza e competitività; è questo l’unico modo modo per fare gli interessi della categoria: recuperando un’immagine e una credibilità perduta. E’ un lavoro collettivo in cui l’Ordine può e deve avere un ruolo significativo.

  1. Tre punti che portereste con urgenza sul tavolo della Conferenza degli Ordini
  • Integrazione del Nuovo Codice Deontologico redigendo una tabella degli effort/compensi minimi al di sotto dei quali è costituito illecito deontologico ai sensi degli 18 e 24. Senza una tabella di riferimento questi articoli sono inapplicabili.
  • Modifica del regolamento del CNA sulla formazione con revisione dei criteri attributivi dei crediti formativi (vedi punto successivo)
  • Apertura di un tavolo per l’adesione alla rete ordinistica provinciale per la costituzione di osservatori sugli sportelli unici per l’edilizia; con la finalità di supportare le amministrazioni per condividere l’interpretazione delle leggi e dei regolamenti che regolano la gestione del territorio e di lavorare per una semplificazione normativa e amministrativa che ad oggi, rappresentano uno dei principali impedimenti alla
  1. Il regolamento del CNA sulla formazione sembra essere inadeguato attualmente. In quale modo intendete affrontare la questione formazione di 18.000 architetti e quali sono a vostro avviso i punti del regolamento che vanno modificati.

Con il DPR 137/12 la formazione è divenuta obbligatoria dal 2014. Il passato triennio formativo organizzato dall’Ordine di Roma si è caratterizzato per i corsi equipaggiati da sfilate autoreferenziali di politici e di figure istituzionali che hanno avuto, come unica finalità, la visibilità degli stessi e dei consiglieri dell’Ordine; e per corsi tenuti da oratori spesso improvvisatisi docenti per l’occasione. La formazione deve rappresentare un’opportunità seria per migliorare le proprie competenze professionali e l’Ordine dove farsi carico del servizio di formazione gratuita, garantendo l’accessibilità a tutti gli architetti con lezioni che non siano concepite per ottemperare formalmente ad un obbligo di legge, ma che abbiano un riscontro sul mercato del lavoro. La Formazione di qualità è uno strumento di riscatto della nostra categoria, indispensabile per fare fronte ad un mercato del lavoro sempre più competitivo. Il regolamento del CNA andrebbe rivisto nei criteri di attribuzione dei crediti, prevedendo, tra le attività che costituiscono “assolvimento degli obblighi di formazione professionale o aggiornamento e sviluppo professionale”, la partecipazione ai concorsi di progettazione, la ricerca, le pubblicazioni e la partecipazione documentata a eventi internazionali presso organismi riconosciuti.

  1. Cosa pensate di fare per far cessare l’ormai diffusa ed inqualificabile consuetudine di utilizzare negli studi di architettura, di qualunque dimensione essi siano, la collaborazione di colleghi più giovani e con meno esperienza spesso senza riconoscere nemmeno un rimborso spese o con compensi assolutamente inadeguati all’impegno richiesto e con orari da miniera inglese della fine dell’800. Non ritenete che tali comportamenti debbano essere duramente sanzionati fino alla cancellazione dall’ordine per i casi più gravi.

Come è noto l’Ordine non può svolgere il ruolo di Sindacato, equivoco indotto dalle precedenti consiliature. Questo non significa tuttavia che non abbia strumenti per supportare gli iscritti. Tali illeciti sono infatti sanzionabili ai sensi degli artt. 21 e 22 del Nuovo Codice Deontologico. Tuttavia sarebbe illusorio pensare di utilizzare la sanzione deontologica senza prima ripristinare quei riferimenti parametrici sul “giusto compenso” già descritto nella risposta al punto n.3. Purtroppo I comportamenti illeciti descritti derivano spesso dall’evidente svalutazione che ha subito il compenso professionale. Per gli illeciti invece non indotti da logiche del mercato, esiste già , presso l’Ordine, un servizio gratuito di consulenza legale che è nostra intenzione rafforzare anche con la stipula di Convenzioni con studi di avvocatura.

  1. Cosa pensate delle piattaforme web di offerta servizi professionali, quale frontiera dei nuovi rapporti lavorativi? In quell’ambito quali strumenti sono da adottare per il rispetto delle regole e della dignità della professione?

E’ un mercato emergente che viaggia peraltro su dimensioni transnazionali; è un mercato che va regolamentato per evitare che ne venga penalizzata non solo la nostra pratica professionale ma anche screditata e svalutata la figura stessa dell’Architetto. La regolamentazione del mercato del lavoro però non rientra tra le prerogative dell’Ordine Professionale anche se è sicuramente compito del CNA sollevare la questione nelle sedi opportune. La definizione dei riferimenti parametrici sul “giusto compenso” a sostegno del Nuovo Codice Deontologico (di cui al punto n.3) rappresentano però una condizione importante per qualsiasi rivendicazione a tutela di quanti, soprattutto giovani professionisti, potranno usufruire di nuove forme di erogazione dei servizi.

  1. Quali sono “concretamente” le azioni che intendete compiere per “liberare” l’ordine e renderlo realmente un luogo “aperto” per i cittadini e gli architetti romani.

Quando a una istituzione viene data la facoltà di autoamministrarsi al di fuori di ogni controllo, di decidere essa a suo arbitrio come spendere le risorse economiche dei suoi iscritti, può accadere che si costituisca un sistema corporativo che difende gli interessi di chi sta già dentro, in assenza di una mancanza di ricambio . E’ quindi necessario un avvicendamento. Ordine Libero, formato da outsider mai coinvolti finora nella precedenti gestioni, intende riportare le funzioni dell’Ordine a quanto stabilito dalla legislazione eliminando le tante sovrastrutture, onerose e fortemente clientelari che si sono radicate nel tempo. Entriamo nel merito delle criticità dell’Ordine con iniziative puntuali, mirate a rinnovare il sistema per un cambiamento che non è più eludibile né derogabile. In sintesi, queste le azioni , in cinque punti, per liberare l’Ordine:

  1. dimezzando la quota di iscrizione tagliando i capitoli di spesa delle attività non strettamente necessarie al funzionamento dell’Ordine: chiusura della società partecipata Prospettive Edizioni r.l.; riorganizzazione della società Acquario Romano s.r.l. ; appalto esterno della gestione della libreria; taglio delle spese per la produzione della rivista AR (con passaggio dal cartaceo al digitale) ; chiusura del canale TV ( tv.architettiroma.it), taglio dei fondi destinati all’associazione ludica Aloa; taglio dei fondi destinati alla squadra di calcio.
  2. rilanciando la funzione dell’Ordine sul territorio a servizio dei cittadini con applicazione l’art. 5 della recente legge “tutela del lavoro autonomo” (L. 81/2017 )
  3. riformando i criteri di attribuzione dei crediti formativi; formazione gratuita con contenuti che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro
  4. impegno per il ripristino dei minimi tariffari e per sostenere l’esclusività degli ambiti delle competenze professionali restituendo la progettazione alla figura dell’architetto
  5. L’Ordine non deve essere un enclave autoreferenziale ma deve aprirsi alla città e alla cittadinanza con iniziative improntate a promuovere la pratica architettonica come fatto culturale, sociale, politico.